La storia di Liu Jo parte da Carpi, ma non si ferma all’immagine di un distretto manifatturiero. Racconta il passaggio dalla conoscenza del prodotto alla costruzione di un marchio: prima abbigliamento e maglieria, poi denim, accessori, calzature e una comunicazione capace di raggiungere pubblici diversi.
Fondato nel 1995 dai fratelli Marco e Vannis Marchi, il brand sviluppa una proposta riconoscibile attraverso vestibilità, decorazione e un’idea di guardaroba coordinato. La sua evoluzione comprende però anche cambiamenti societari e manageriali: la storia dei fondatori non va confusa con l’organizzazione attuale. Dal nome alle campagne, dai Bottom Up alla nuova fase del 2026, alcuni passaggi meritano una ricostruzione più precisa degli slogan.
Prima del 1995: l’esperienza commerciale e la maglieria
In un’intervista al Corriere della Sera del 2025, Vannis Marchi ricorda gli inizi nel commercio di maglieria e il successivo ingresso del fratello Marco nell’attività. Il percorso passa dall’acquisto di capi presso i maglifici alla produzione con uno stile proprio, fino alla decisione di costruire un marchio.
È una testimonianza personale, non una storia da trasformare automaticamente in un mito artigianale. Aiuta a capire come l’esperienza commerciale abbia preceduto il brand: conoscere il prodotto, i negozi e le richieste del pubblico diventa una base sulla quale sviluppare una proposta riconoscibile.
Carpi offre il contesto di competenze e relazioni industriali, ma non certifica il luogo di fabbricazione di ogni articolo successivo. Sede, progettazione e paese di produzione restano dati distinti.
1995: i fratelli Marchi fondano Liu Jo a Carpi
La cronologia ufficiale colloca nel 1995 la fondazione di Liu Jo da parte di Marco e Vannis Marchi, a Carpi, in provincia di Modena. Le collezioni di abbigliamento e jeans costruiscono progressivamente la presenza del marchio nei negozi italiani e nei mercati esteri.
La distribuzione si sviluppa inizialmente attraverso il canale multibrand e poi anche con punti vendita dedicati. È un passaggio importante: un prodotto deve funzionare prima accanto ad altri marchi, poi all’interno di uno spazio che ne racconti l’intero universo.
L’espressione «glamour accessibile», spesso associata a Liu Jo, descrive un posizionamento fra aspirazione e quotidianità. Non è una misura oggettiva del prezzo e non significa che ogni articolo sia accessibile allo stesso modo per tutte le persone.
Il nome non nasce da un generico omaggio all’Oriente
La Gazzetta di Modena ricostruisce il nome Liu Jo attraverso due soprannomi legati a Marco Marchi e a una sua compagna di gioventù. È una spiegazione più concreta dell’idea, diffusa ma non documentata qui, di un omaggio alla cultura orientale.
Il nome breve e sonoro può evocare associazioni diverse, ma l’impressione di chi lo legge non ne dimostra l’etimologia. La storia del brand va quindi collegata al racconto dei soprannomi, attribuendolo alla fonte, senza inventare significati linguistici o provenienze geografiche.
2000–2006: dall’abbigliamento al total look
La cronologia aziendale descrive fra il 2000 e il 2006 l’ampliamento verso accessori, kidswear e primi accordi in concessione. Il progetto comincia a essere presentato come lifestyle: non più soltanto un capo, ma una proposta capace di accompagnare diverse occasioni e categorie.
Total look non significa che ogni articolo debba essere indossato insieme a prodotti dello stesso marchio. È soprattutto un modello di sviluppo dell’offerta: borse, capi e accessori possono condividere un linguaggio visivo pur avendo materiali, filiere e funzioni differenti.
Anche la presenza di partner specializzati va letta con precisione. Una licenza per una categoria non prova che quel partner realizzi tutti i prodotti e non permette di attribuire a una scheda informazioni che non contiene.
2008: Bottom Up e la forza della comunicazione sul denim
Il 2008 è una tappa centrale nella storia del denim Liu Jo. La presentazione ufficiale e i resoconti pubblicitari dell’epoca collegano il lancio dei Bottom Up a una campagna integrata, con televisione, stampa e altri mezzi. ADC Group documenta nel febbraio 2008 il lavoro di TBWA Italia per la nuova linea.
Il marchio presenta Bottom Up attraverso una costruzione pensata per valorizzare la figura. È una promessa di design e vestibilità riferita a quella famiglia di jeans, non una proprietà da attribuire a tutti i pantaloni Liu Jo. Non equivale a un beneficio medico e non garantisce lo stesso effetto su ogni corporatura.
La rilevanza storica sta anche nel modo di raccontare un modello: il denim diventa protagonista di una campagna riconoscibile, non soltanto una voce del catalogo. Nello stesso anno la cronologia aziendale segnala lo sviluppo della linea calzature, rafforzando l’idea di guardaroba completo.
2011–2013: Kate Moss, il negozio e il canale digitale
Il profilo aziendale pubblicato nel 2020 ricorda Kate Moss come figura centrale della comunicazione nel periodo 2011–2013, insieme allo sviluppo del flagship milanese e della rete commerciale. Le campagne ampliano l’immagine internazionale del brand, senza cambiarne la fondazione italiana.
Nel 2013 lo stesso documento colloca l’avvio di una piattaforma multicanale con e-commerce e il debutto delle linee profumo e occhialeria attraverso partner dedicati. Non è un’unica trasformazione: comunicazione, negozi, vendita digitale e licenze sono strumenti differenti che si rafforzano a vicenda.
Una testimonial non è però la designer di ogni collezione. La partecipazione a una campagna storica non implica che i prodotti presenti oggi in un negozio siano stati scelti, indossati o approvati da quella persona.

La proprietà familiare e il progetto di aggregazione
La fondazione a due non significa che i fratelli abbiano mantenuto nel tempo identici incarichi. Un’intervista del Corriere del dicembre 2019 ricostruisce il rafforzamento del controllo di Marco Marchi e il mantenimento da parte di Vannis di una quota minoritaria senza cariche operative. È una situazione riferita a quel momento storico, non una verifica delle quote attuali.
Nel 2019 nasce anche il progetto Eccellenze Italiane Holding, attraverso cui Marchi sviluppa un polo di marchi e competenze. L’acquisizione di Blufin, società legata a Blumarine, si colloca in questo percorso. Non significa che Blumarine sia nata come linea Liu Jo: i due marchi hanno origini e identità diverse.
Il passaggio dal brand al gruppo richiede proprio questa distinzione. Condividere una struttura societaria o industriale non rende intercambiabili direzione creativa, archivi e prodotti.
2020: #Bornin1995 e Kendall Jenner
Per il venticinquesimo anniversario, nel 2020, Liu Jo presenta #Bornin1995 con Kendall Jenner e immagini firmate da Mert & Marcus. Il progetto utilizza l’anno di nascita condiviso fra marchio e protagonista come collegamento narrativo.
La campagna primavera-estate 2020 segna un aggiornamento della comunicazione e del pubblico di riferimento. Non cambia la data di fondazione e non rende Jenner cofondatrice o autrice dell’intero guardaroba. L’immagine pubblicitaria è un capitolo della storia, non una scheda tecnica.
2024: da Eccellenze Italiane a Exelite
La timeline ufficiale e il comunicato del giugno 2024 documentano il rinnovamento del progetto Eccellenze Italiane sotto il nome Exelite. La trasformazione riguarda una piattaforma di aggregazione e organizzazione, non il cambio di nome commerciale di Liu Jo.
L’obiettivo dichiarato è mettere in relazione marchi e competenze con una prospettiva internazionale. La crescita della struttura non consente però di attribuire al solo brand i dati che riguardano l’intero gruppo, né di trasferire a ogni prodotto le caratteristiche di una singola divisione.
2025: il passaggio operativo a Maurizio Croceri
Nell’ottobre 2025 la stampa di settore annuncia Maurizio Croceri come nuovo amministratore delegato di Exelite, al posto di Marco Marchi. Croceri aveva già lavorato nel sistema del gruppo attraverso Eli, la realtà dedicata alle calzature.
Le interviste successive descrivono Marchi ancora coinvolto nella visione strategica e creativa. È quindi più preciso parlare di passaggio nella guida operativa che di scomparsa del fondatore dal progetto. Allo stesso tempo, non è corretto lasciare nella storia attuale la formula secondo cui entrambi i fratelli guidano ancora l’impresa come agli inizi.
Il 2025 è anche l’anno del trentesimo anniversario dalla fondazione. La celebrazione non riassume però automaticamente tutte le attività dell’anno successivo: gli eventi del 2026 vanno datati per ciò che sono.
2026: Venezia e una nuova forma di presentazione
Il 20 maggio 2026 Liu Jo presenta un grande fashion show alla Scuola Grande della Misericordia di Venezia. FashionNetwork lo descrive come la prima sfilata del brand, collegandolo al progetto di evoluzione della comunicazione e al nuovo rapporto con il pubblico.
È un riferimento che corregge l’idea di sfilate Liu Jo abitualmente centrali nel calendario milanese. Nelle dichiarazioni raccolte durante l’evento, denim e cristalli sono raccontati come codici da reinterpretare. Non significa che tutti i prodotti del catalogo contengano cristalli o appartengano alla collezione mostrata a Venezia.
I piani di espansione e gli obiettivi economici citati in queste occasioni restano dichiarazioni prospettiche finché non risultano consolidati. La storia di un marchio non ha bisogno di trasformare ogni previsione in un risultato raggiunto.
Ottobre 2026: The Gigi Hadid Edit
Nell’ottobre 2026 viene presentato The Gigi Hadid Edit. La comunicazione del progetto e l’intervista del Corriere descrivono una selezione di capi attraverso lo sguardo personale della modella, con il denim al centro.
La parola «edit» conta: il progetto è raccontato come una scelta ragionata all’interno dell’universo Liu Jo, non va trasformato automaticamente nell’affermazione che Hadid abbia disegnato ogni capo da zero. Le fonti riportano inoltre date non perfettamente uniformi fra comunicazione e disponibilità del primo drop; qui manteniamo il riferimento al mese senza forzare un giorno unico.
La collaborazione non viene estesa ai sei prodotti selezionati più avanti: le relative schede non ne documentano l’appartenenza a questo progetto, né alle campagne con Kate Moss o Kendall Jenner.
Sei prodotti mem39: i dati prima delle promesse
La selezione comprende tre pantaloni, due sandali e un occhiale da sole. La varietà racconta l’ampiezza del guardaroba, ma richiede di leggere ogni articolo separatamente. Nessuna delle sei schede consultate fornisce un paese di produzione: non viene quindi attribuito un generico Made in Italy a questa selezione.
Pantalone con dettagli a contrasto. La scheda del primo pantalone indica due tasche, zip, dettagli a contrasto e logo. La fotografia associata mostra una fantasia sui toni del grigio e un bordo inferiore a contrasto. La composizione non è riportata; non deduciamo denim, fibra o costruzione Bottom Up dal nome del brand. Non modifichiamo eventuali discrepanze fra immagine e identificazione commerciale.
Pantalone con motivo pizzo. La seconda scheda riporta due tasche, chiusura con automatico e zip, motivo pizzo e logo. Nella foto la linea è affusolata e si vedono zip ai fondi. La descrizione non quantifica la composizione e non identifica la natura della lavorazione: un motivo pizzo non prova che tutto il capo sia in una determinata fibra.
Pantalone tuta con elastico. La terza scheda specifica due tasche, elastico in vita e logo. La fotografia mostra un capo scuro, con lunghezza sopra la scarpa. Non sono documentati composizione, prestazioni sportive o caratteristiche modellanti. Il top e le scarpe presenti nella foto non fanno parte del prodotto descritto.
Sandalo con motivo rosa e scuro. La prima scheda calzature indica tomaia e soletta in materiale tessile, interno in pelle, suola in gomma, cinturino alla caviglia e punta tonda. Nella fotografia si distinguono un motivo a contrasto e una fibbia rotonda. Il bordo dall’aspetto intrecciato non basta a identificarlo come juta o altra fibra naturale.
Sandalo scuro con piccoli motivi chiari. La seconda scheda dichiara gli stessi tipi di materiali per le diverse parti e riporta ancora cinturino alla caviglia e punta tonda. La foto presenta una decorazione differente dal modello precedente. I testi promozionali parlano di comfort e presa, ma non sono test che dimostrino sicurezza su qualsiasi superficie o comodità garantita per un’intera giornata.

Occhiale da sole LJ781S_BI102. La scheda dell’occhiale dichiara montatura in plastica iniettata, lente rettangolare grigia, larghezza lente 52 mm, ponte 16 mm e asta 140 mm. La fotografia mostra una montatura chiara. Non sono indicati polarizzazione, categoria del filtro o dati specifici sulla protezione UV: non li aggiungiamo sulla base dell’aspetto o della sola definizione di occhiale da sole.
Come costruire un insieme senza sovraccaricarlo
Una proposta è lasciare a un solo elemento il ruolo decorativo: pantaloni fantasia con una camicia semplice, oppure un insieme scuro interrotto da un accessorio chiaro. I sandali possono introdurre un motivo grafico senza ripeterlo su tutto il guardaroba.
Sono suggerimenti editoriali, non look ufficiali o indicazioni tecniche. Per i capi con informazioni limitate conviene verificare etichetta, misure e cura prima della scelta. La storia del marchio aiuta a leggerne il linguaggio, non sostituisce i dati del prodotto.
Da Carpi a un progetto internazionale
La continuità di Liu Jo non sta nell’assenza di cambiamenti. Sta nel passaggio fra competenza di prodotto, denim, comunicazione e organizzazione: il brand nato nel 1995 diventa una proposta più ampia, poi parte di una struttura che deve mantenere distinte identità e ruoli.
Per esplorare i prodotti puoi consultare la collezione Liu Jo di mem39. I sei articoli sono stati verificati nelle schede durante la preparazione del testo; prezzi, varianti e disponibilità vanno controllati al momento della scelta.
Fonti e nota sulle immagini
La ricostruzione utilizza estratti pubblici indicizzati, non una consultazione fisica degli archivi o la lettura integrale di tutti i documenti. Per le origini e il prodotto: Liu Jo, cronologia ufficiale; Gazzetta di Modena, origine del nome; ADC Group, campagna Bottom Up del 2008; profilo aziendale 2020, campagne e sviluppo delle categorie; Macsiotti, progetto #Bornin1995.
Per le trasformazioni successive: Corriere, assetto e progetto Eccellenze Italiane nel 2019; Exelite, storia del gruppo; Exelite, comunicato del giugno 2024; FashionNetwork, nomina di Croceri nell’ottobre 2025; FashionNetwork, sfilata di Venezia del maggio 2026; comunicazione The Gigi Hadid Edit; Corriere, progetto con Gigi Hadid nell’ottobre 2026.
La copertina e le due immagini nel testo sono creazioni editoriali generate con intelligenza artificiale a partire da fotografie del catalogo mem39. Non sono campagne ufficiali, immagini approvate da Liu Jo, documenti d’archivio o fotografie delle celebrità citate. Gli abbinamenti illustrati non implicano la vendita dei capi complementari e le immagini non costituiscono prove tecniche. Le descrizioni originali dei prodotti sono rimaste invariate.